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Napoli, mercato scientifico per sognare in grande

Il mercato del Napoli per migliorare la squadra e vincere qualcosa d’importante.

De Laurentiis
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Tre vittorie ampie e convincenti per dimostrare a tutti, innanzitutto a se stessi, che questo può essere un anno molto interessante. Il ritorno dei play-off di Champions, al netto della scaramanzia che, a Napoli, gioca sempre un ruolo non secondario, non ha scalfito le certezze di una squadra intenzionata a sognare in grande anche in Europa.

 

Gli uomini di Sarri hanno ricominciato esattamente da dove avevano finito. 7 gol tra Nizza e Verona, calcio spumeggiante, qualche patema d’animo quando ad attaccare sono gli altri. Tra le diverse note positive, da sottolineare un Arek Milik che si candida ad alternativa di lusso nel parterre offensivo degli azzurri.

 

L’estate non ha portato grossi stravolgimenti in sede di mercato, poiché il Napoli è una squadra difficilmente migliorabile. Con questo, naturalmente, non si vuole intendere che i Partenopei siano un top club europeo, bensì che, a fronte della disponibilità economica, comunque importante, della società, non è facile andare a reperire giocatori che possano incrementare il livello della rosa (Neymar è più forte di Insigne, ma il Napoli non ha 222 mln da investire sul brasiliano).

 

La scelta, nonostante la solita diaspora tra tifosi e De Laurentiis, è stata quella di andare a puntellare quei reparti che lo scorso anno erano apparsi più vulnerabili dal punto di vista meramente quantitativo. In tal senso, l’acquisto del talentuoso Ounas, protagonista di un ottimo precampionato, rappresenta un’operazione lungimirante e strategicamente ineccepibile. Il classe ’96, infatti, può ricoprire sia il ruolo di ala destra che quello di ala sinistra, permettendo un ricambio tanto a Callejon (siamo comunque pronti a scommettere che lo spagnolo giocherà praticamente sempre) quanto a Lorenzo Insigne. Se aggiungiamo che il rientro di Milik potrà consentire a Sarri di spostare Mertens, in alcune circostanze, nel suo vecchio ruolo, possiamo renderci conto di trovarci difronte ad un potenziale offensivo di tutto rispetto (e c’è ancora Giaccherini). L’altro acquisto di rilievo, assai oneroso a dire il vero, è stato quello di Mario Rui, strappato alla Roma per dare un ricambio a Ghoulam più convincente rispetto a Strinic.

 

Due giocatori, uno preso sul mercato interno ed uno dall’estero. Una scelta in linea con l’andamento dei trasferimenti degli ultimi 10 anni, avvenuti in Serie A. Il 66.6% dei calciatori acquistati dai club del nostro campionato proviene da squadre della stessa nazione, mentre il 24.1% da altri paesi europei. Anche nelle precedenti sessioni di mercato, la società partenopea aveva optato per giocatori che già conoscevano la Serie A. E’ il caso, per rimanere allo scorso anno, di Giaccherini, Zielinski o Maksimovic. Le scelte esotiche, invece, non fanno parte della filosofia di De Laurentis. D’altronde, solamente il 9.3% dei calciatori che arrivano nel campionato italiano proviene da un torneo non europeo; inoltre, tanto l’Argentina quanto il Brasile hanno visto diminuire le cessioni verso i top 5 campionati europei rispettivamente del 27% e del 18% a partire dalla stagione 2012/13. Un’inversione di rotta significativa, che il Napoli aveva da tempo intrapreso.

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