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16 Luglio a Napoli, Festa de chella bella Mamma d' 'o Carmene

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16 Luglio a Napoli, Festa de chella bella Mamma d' 'o Carmene

festa-del-carmineMolte delle feste tradizionali che un tempo accendevano l’animo dei napoletani sono andate spegnendosi. Scomparse, cadute nel dimenticatoio o inghiottite dalla progressiva evoluzione scientifica e tecnologica, sono le feste di San Giovanni a mare o della “Nzegna”, di Piedigrotta o di S. Vincenzo.
Fino a qualche anno fa il turista che percorreva le strade del centro storico nelle varie stagioni dell’anno, era attratto da spettacoli sempliceniente entusiasmanti.
Ai lati delle vie e delle piazze lunghi pali azzurri sostenevano archi adorni di lampadine multicolori che formavano, nel fulgore della notte, caratteristiche scene delle tradizione e del costume napoletano. Ciò ancora persiste, ma in maniera effimera e non più influenzato da precisi riferimenti storici e folklorici. Nel ricordo di quella che fu la meravigliosa festa della Madonna del Carmine.

Alta espressione di un culto millenario era la festa della “Bruna” che ancora oggi si celebra il 15 luglio. Tale culto nacque con la venerazione della immagine della “Mamma Schiavona” o “Madonna del Pio Monte del Carmelo”, immagine che la tradizione popolare attribuisce al pennello dell’apostolo Luca.
La festa ha luogo con la processione della sacra icona accompagnata lungo tutto il tragitto del quartiere Mercato, dall’intero “capitolo del Carmine”, dalle autorità cittadine, dai carabinieri e dai vigili in alta uniforme. Seguono fedeli e devoti a “chella bella Mamma d’ ‘o Carmene”.
Ma il punto culminante di tutti i festeggiamenti in onore della “Bruna” è l’incendio del campanile.
Il celebre campanile della chiesa, detto di fra Nuvolo, svetta alto nel cielo visibilissimo da ogni punto della città. Benché più volte danneggiato dai frequenti terribili terremoti che sconvolsero Napoli, come quello del 1456, in ragione del quale occorse l’opera di ben cento galeotti per sistemarvi le campane che vi fece collocare fra Girolamo de Signo, resta essenziale richiamo del popolo dei fedeli e di quanti ad esso fanno riferimento come centro di tutte le attività che si svolgono in contrada Mercato-Pendino.
Il campanile la notte del 16 luglio, abilmente rivestito di “giochi pirotecnici” da valenti “fuochisti” napoletani, dà la verace impressione di un terrificante incendio. Per il napoletano attento cultore delle tradizioni popoari, non assistere all’incendio d”o campanaro ‘o Carmene, è grave omissione, atto di mancanza di fede. Ai sacri riti religiosi vanno ad aggiungersi quelli profani. Chi non alimenta lo spirito alimenta il corpo. In ogni angolo della piazza e dei vicoli del Carmine, decine e decine di suggestive bancarelle sulle quali sono esposte merci di tutti i tipi e generi. Di fresche e allettanti cibarie soprattutto. Si ripete per una notte negli atti ripetuti anno dopo anno nel corso di interi millenni, l’antica abitudine del vivere per riti, sacri, profani, magici.

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