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Gli alti e i bassi del Napoli di Ancelotti

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Gli alti e i bassi del Napoli di Ancelotti

Dopo la strepitosa stagione dell’anno scorso agli ordini di un tale Maurizio Sarri, in molti sapevano che il Napoli non sarebbe potuto tornare ad accumulare quei 91 punti che gli hanno fatto sfiorare la conquista del titolo nazionale. L’arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina del San Paolo, un gran coup de théàtre da parte del presidente Aurelio De Laurentiis, era sicuramente il miglior modo per ammorbidire gli animi dei tifosi, la maggior parte dei quali si erano totalmente identificati con il tecnico toscano. In parte, va detto, l’approdo dell’ex tecnico di Milan e Real Madrid è servito per effettuare una transizione efficace. Dall’altro lato, però, lo snaturamento dello splendido gioco palla al piede di matrice sarriana è stato un duro colpo inflitto agli esteti azzurri, i quali vivevano dello spettacolo di un gioco che probabilmente al San Paolo non si tornerà a vedere per molto tempo.

Il primo periodo della stagione, complice anche il mantenimento sommario dell’inerzia del gioco dell’anno precedente, vedeva il Napoli lottare ai vertici in campionato e ben figurare in Europa. Le grandi favorite degli esperti di scommesse di Champions League a passare il girone degli azzurri erano, infatti, il Paris Saint Germain e il Liverpool. Il grande piglio con il quale gli uomini di Ancelotti hanno interpretato il girone di ferro nel quale erano impegnati, con la vittoria in casa sui Reds di Klopp come ciliegina e il pareggio per 2 a 2 al Parco dei Principi come prestazione migliore, ha dimostrato che il Napoli aveva tutto il potenziale per andare avanti, salvo poi crollare all’ultimo momento con una sconfitta di misura ad Anfield, contro la squadra che adesso giocherà la finale della Champions al Wanda Metropolitano di Madrid contro il Tottenham. Da quel momento, esattamente a metà dicembre, gli azzurri hanno accusato il colpo, perdendo inerzia ed efficacia nell’immediato, lasciando così allontanarsi la Juventus verso la conquista del suo ottavo Scudetto consecutivo.

Il 2019 è stato quindi un anno particolare per il Napoli, che ha notato la mancanza di un regista come Jorginho, il principale assente rispetto alla stagione scorsa, ed ha accusato la cessione di Marek Hamsik e l’infortunio di Raúl Albiol. Il tentativo di andare fino in fondo in Europa League si è visto frustrato da una doppia sconfitta nei quarti di finale contro l’Arsenal nella quale neanche la tanto conclamata mentalità europea o da grande che Ancelotti doveva inculcare ai suoi si è vista. Il rush finale in campionato è stato invece positivo, con una serie di prestazioni convincenti e un’effettività di gioco, soprattutto a livello offensivo, che fa ben sperare per l’anno prossimo. Con ancora tante situazioni da risolvere, soprattutto quella del capitano Lorenzo Insigne, che potrebbe partire dopo aver assunto come procuratore Mino Raiola, il Napoli di Ancelotti chiude un anno di transizione con alti e bassi e con la speranza di poter essere più competitivo la stagione che verrà. Il San Paolo messo a nuovo per le Universiadi e degli acquisti azzeccati potrebbero portare a una svolta positiva molto attesa.

 

 

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