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Lettera aperta a Napolibella

Caro Direttore , sono Davide Cerullo ho scritto un libro attraverso il quale tante persone specie del mondo carcerario ha ritrovato un motivo per sperare ancora. Scrivo al vostro giornale perché so che non cestinate certe problematiche. Sono un ragazzo come tanti ne più ne meno, ma che da un po’ di tempo a questa parte sento come non mai il lamento di tanti impotenti lasciati indietro da una società chiacchierona come se fosse il mio, come se fosse quello di mia madre, mia sorella, mio fratello. Il motivo di questa lettera che fa appello alle coscienze di tanti è che Ieri ho ricevuto una lettera anonima che mi perveniva dal carcere femminile di Pozzuoli, nella quale c’era espresso il lamento di alcune donne nei confronti delle guardie carceriere per il loro comportamento poco umano nei confronti di una certa Signora Lucia Civile di anni quaranta che vive in condizione disumane. Io mi chiedo ma può essere che oltre al problema del sovraffollamento nelle carceri che tanto si parla in questi giorni, alcuni detenuti definiti di serie B debbano essere trattate come degli stracci? Lasciata sola in una stanza la Signora Civile spesso la notte leggo nella lettera che la si sente piangere a singhiozzi come una neonata e nessuno bada a capire di cosa avesse bisogno, la lettera continua dicendo che Civile ha solo sua madre che la viene a trovare, una donna di 80 anni ma che ieri 26/08/09 dopo aver atteso per ore in piedi fuori ad un carcere si sarebbero inventati chissà quale scusa per non farle fare il colloquio e la povere donna ha dovuto tornarsene a casa senza aver visto e abbracciato la propria figlia. La Civile continua la lettera non vive solo l’angoscia di stare in una cella da sola ma pure qualche traumatico ricordo legato al suo passato e che oggi se lo ritrova a rivivere dentro al grigiore di una stanza e magari più sola di ieri. Nella lettera spiega la persona anonima che scrive e si capisce perché abbia voluto mantenere l’anonimato: Che la Signora Civile abbia fatto richiesta di una cella comune, di un passeggio comune e la socialità, ma sembra che tutto ciò gli sia stato negato senza motivi concreti e Lucia sia andata su tutte le furie mettendo agitatamente sotto sopra la cella. E per punizione le hanno cambiato cella che è senza gabinetto, senza bidè, lavandino materasso cuscino e le sigarette, le hanno lasciato solo la branda e per giunta senza neanche le lenzuola ma solo il buco del gabinetto ed una puzza irrespirabile. Un rivoluzionario cubano scrisse ( CHE OGNI VERO UOMO DEVA SENTIRE SULLA PROPRIA GUANCIA LO SCHIAFFO DEL FRATELLO, CHIUNQUE ESSO SIA E QUALUNQUE FOSSE IL SUO CRIMINE) allora mi chiedo: cosa possiamo fare noi per Lucia? Qual è la nostra responsabilità nel far valere i suoi diritti? Come ci poniamo di fronte alla sua pena e dolore? Qual è la posizione che dobbiamo noi come credenti e non, assumere di fronte al grido di Lucia? Concludo dicendo che una volta che si viene a conoscenza di un fatto simile tacere è peccato sopratutto se di mezzo c’è una persona, e a chi è di dovuto verifichi se nel carcere di Pozzuoli è tutto a posto e ci faccia sapere perché abbiamo un nome e cognome della persona in questione e la Signora Lucia Civile.
Davide Cerullo.

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