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Lambretta la passione dei motocicli, rivive a Napoli al Maschio Angioino

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Lambretta la passione dei motocicli, rivive a Napoli al Maschio Angioino

Sembrava di essere tornati indietro di cinquant’anni, le Lambrette come macchina del tempo. Un rombo ha scosso il Lungomare questo pomeriggio quando è sfilata la schiera di oltre duecento scooter d’epoca arrivati a Napoli per il sedicesimo raduno nazionale del Lambretta club Italia. Una festosa invasione che ha richiamato nel golfo centinaia di appassionati e collezionisti. Simbolo di progresso negli anni Cinquanta, crocevia estetico per le culture giovanili degli anni Sessanta, la Lambretta conta infatti ancora migliaia di estimatori in ogni angolo del mondo. E la passione per lo scooter varato dalla Innocenti nel 1947 e uscito di produzione nel 1971 sta animando il week-end di motori, circuiti e amarcord che si conclude domani all’ombra del Vesuvio.

Un tuffo nel passato che permette di ripercorrere la vita dello storico mezzo: «Dalle Lambrette A, la prima serie, con la sella quadrata e il cambio a pedale – spiega Ciro Balsamo, presidente dell’Old Lambretta club Campania, associazione che conta 162 iscritti e 192 Lambrette – fino al “Macchia nera”, chiamato così in gergo per la presenza di una traccia nera sulla scocca. Io partecipo con la 1024esima Lambretta prodotta, verde militare, ma ci sono modelli ancora più antichi». Come la Lambretta di Gaetano Laganara, tra le prime cinquecento prodotte. Sono arrivati collezionisti da tutte le regioni d’Italia, particolarmente nutrite le rappresentanze di Lazio, Sicilia, Calabria e Piemonte, nonché da Austria, Germania, Francia e Spagna. Il colorato sciame di lambrette non ha toccato solo Napoli: venerdì (programma curato dall’agenzia Hedoné), dopo un rally sulle pendici del Vesuvio, la comitiva ha visitato le ville storiche di Portici, Ercolano e Torre del Greco. «In riva al mare con il Lambret-twist», insomma, proprio come cantava il Quartetto Cetra in un celebre carosello del 1962.

La tre giorni ha un precedente illustre: nel 1954 marciarono per le strade ancora non trafficate di Napoli ben quattromila appassionati per il primo raduno lambrettistico internazionale. Anche nel 1968, con la crisi del marchio alle porte, Napoli accolse i collezionisti: spettacolare la gimkana in piazza del Plebiscito. Presidente del Lambretta Club Italia era allora l’ingegner Milella, presente anche questo weekend. Insieme a lui le più note personalità della galassia lambrettistica, da Vittorio Tessera, creatore del Museo dello scooter e della Lambretta a Rodano, in provincia di Milano, a Cesare Battaglini, che oggi ha 77 anni e nel 1957 compì il giro del mondo in ventiquattro mesi in sella a una Lambretta 150 D.

Tra i modelli più rari ammirati nella tre giorni ci sono le Lambrette B del 1949, le LI 150 prima serie, le Tv 200 destinate solo al mercato estero e le SX 200 del 1966. E poi tante storie da raccontare. Vincenzo Vetrella è stato travolto dalla passione per le Lambrette in pochi anni: «Nel 1995 feci rimettere a posto una vecchia Lambretta, da allora non mi sono più fermato, ora ne ho cinque». Ci sono lambrettisti di tutte le età, il più giovane ha undici anni, il più anziano oltre ottanta. «E non tutti i collezionisti sono iscritti ai club – spiega Vetrella – pensate che ce n’è uno, un farmacista di San Felice a Cancello che ha oltre ottanta Lambrette». Un amore incontenibile.

Lo scooter, ispirato ai mezzi paracadutabili dei parà inglesi della seconda guerra mondiale, prese il nome dagli stabilimenti di Milano dove veniva prodotto, vicino al fiume Lambro. Nel tempo è diventato un vero e proprio oggetto di culto. Anche grazie alle numerose canzoni e pellicole in cui è stato celebrato. A cominciare dalla “Ballata del Cerutti” di Giorgio Gaber (a proposito, la Lambretta utilizzata per promuovere quella lirica è stata battuta all’asta per oltre 10mila euro lo scorso dicembre) in cui si narrano le gesta di uno scalcagnato balordo alle prese con il furto di una Lambretta. Per arrivare alla marcia su Brighton di un manipolo di mods in sella a Lambrette fiammanti e con decine di retrovisori in “Quadrophenia”, il film del 1979 tratto dall’omonimo album degli Who.

Da qualche anno è nata anche una linea di orologi, abbigliamento e altri accessori di moda che riportano il celebre marchio. Ma sono le centinaia di Lambretta club disseminati in tutto il pianeta a tenere vivo il mito: una passione che corre anche online con numerosi siti web dove i collezionisti si divertono ad acquistare modelli rari e pezzi di ricambio o a raccontarsi gli aneddoti più disparati. E la rete restituisce anche gli umori del popolo dei fedelissimi, critici nel giudicare il lancio, nell’autunno dello scorso anno, della Lambretta Pato: uno scooter con motore a quattro tempi prodotto in Cina, il cui marchio è stato registrato nuovamente in Italia dalla Motom. Operazione promossa invece da Michele Ferraro, segretario dell’Old Lambretta club Campania (www.lambrettacampania.it): «L’idea di riportare in auge il marchio è stata buona, anche se il modello non rispecchia ovviamente i vecchi canoni».

fonte : la repubblica.it

2 Comments

2 Comments

  1. cogua

    20/07/2008 at 12:56 pm

    Scusate ma a Napoli c’erano solo 63 lambrette, come fanno a chiamarlo Raduno Nazionale? La media è tre lambrette da ogni regione italiana. Il Lambretta Club Italia è oramai una barzelletta,basta mummie—

  2. cogua

    20/07/2008 at 12:56 pm

    Scusate ma a Napoli c’erano solo 63 lambrette, come fanno a chiamarlo Raduno Nazionale? La media è tre lambrette da ogni regione italiana. Il Lambretta Club Italia è oramai una barzelletta,basta mummie—

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