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Fiction

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Location, Napoli. Epoca, seconda metà del ‘700.

Incipit: chiesa conventuale, le ore prima dell’alba d’una fredda giornata di marzo. Una ragazza semicosciente – è stata drogata – viene ordinata suora (corpo steso bocconi a braccia aperte, capelli tagliati …)

Una consorella, sconvolta da ciò che accade, viene allontanata dalle altre.
Poco più tardi, nella carrozza chiusa che la conduce altrove, la giovane si riprende, si rende conto di ciò che le è accaduto, ingaggia una colluttazione con le due suore che l’accompagnano e riesce infine a lanciarsi fuori ed a fuggire.
La ragazza è la baronessa Giovanna di Belcastro, rinchiusa in convento e fatta suora per forza dalla matrigna, grazie all’appoggio di un prelato corrotto, monsignor Alberico Pisoni.
Travestitasi da ragazzo dopo esser scampata ad un tentativo di violenza di gruppo (uccide con un pugnale uno degli aggressori) Giovanna trova rifugio in certi sotterranei dove – scopre presto – vive tutta una comunità di miserabili creature.
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Di là, Giovanna esce al mattino per vivere di piccoli lavori occasionali e si rintana all’imbrunire.
Suo amico è Domenico, un coetaneo che non disdegna i piccoli furti, e che la crede maschio. (Per la sua “imperfetta” virilità e la sua bellezza, Giovanna sarà poi rapita per diventare un castrato al servizio del vizioso principe Capalbi).

Altri amici di Giovanna/Giovanni, sono il mite madonnaro Michele, la piccola idrocefala Francesca abbandonata alla nascita nelle grotte e nutrita da una cagna, l’infelice prostituta Rosina.
Un giovane frate – Egidio – aiuta generosamente l’eterogenea comunità.
Una mattina, Giovanna viene ingaggiata per scaricare i doni di nozze offerti al principe don Gennaro Spada e alla sua futura sposa, donna Bianca Caravello. La fugace visione di don Gennaro sconvolge Giovanna. Per lei è amore a prima vista. Tornare alle sue grotte, quella sera, sarà ancora più penoso.
Don Gennaro potrebbe essere al secondo matrimonio. Potrebbe avere già dei figli. Un mistero potrebbe aleggiare sulla fine violenta e prematura della prima moglie, creduta suicida. Il fantasma di questa infelice potrebbe apparire in sogno a Giovanna per chiedere vendetta …
Il giorno del fastoso matrimonio, Giovanna attende gli sposi sul sagrato della chiesa, insieme agli altri pezzenti accorsi sperando in una ricca elargizione. Ma quando i servi del principe gettano dolciumi e monete d’oro, Giovanna è l’unica a non stendere la mano. Dalla carrozza, incredibilmente, don Gennaro nota quel gesto per lo spazio di uno sguardo che incatena i loro occhi.
Ma don Gennaro ha nemici occulti, anche nelle stanze del suo palazzo. La sera stessa delle nozze, col pretesto di rivelazioni circa un congiura di corte viene attirato fuori da palazzo Spada e gli viene teso un agguato. Pugnalato da aggressori mascherati, viene lasciato per morto.
Don Gennaro, temendo che gli assalitori ritornino, si trascina via, s’imbuca in una specie di antro oscuro per nascondersi ma scivola all’interno d’una cavità del suolo e va a finire, ormai incosciente, accanto al rifugio di Giovanna che lo rinviene e lo cura con l’aiuto di fra’ Egidio e del misterioso vagabondo Ondimaro che si spaccia per medico e farmacista (è il principe Raimondo di Sangro).
Un corpo dal volto orribilmente sfigurato, ma ancora rivestito degli abiti del principe Spada viene fatto ritrovare arenato in riva al mare.
Si preparano dunque fastosi funerali ma, proprio durante la messa funebre, don Gennaro – sia pure a malapena ristabilito – ricompare in chiesa e si fa riconoscere da tutti. Complice degli assassini è stata anche la moglie che, per potersi a suo tempo risposare, ha architettato la messinscena del corpo ritrovato. Bianca non dubitava che Gennaro fosse stato ucciso, ma aveva bisogno di un “corpo”. Il suo amante, il marchese romano Pietro Domizi (d’idee repubblicane), non era però a conoscenza del complotto per assassinare Spada.
Al fianco di Spada, fin dalla sua riapparizione, c’è un giovane servitore: Giovanna, che anche il principe crede sia un ragazzo.
Dalle grotte in cui viveva, Giovanna ha portato con sé, pietosamente, il teschio che vi aveva trovato. La generosità che comunque don Gennaro le deve per averlo salvato, le permette di dargli sepoltura nell’ossario della cappella degli Spada.
Don Gennaro è stupito del fatto – scoperto casualmente – che Giovanni (Giovanna) sappia leggere e scrivere e le affida un ruolo di spia all’interno del palazzo.
Giovanna, che lo ama segretamente, accetta soltanto perché lo intuisce ancora in grave pericolo.
Gli abitanti delle grotte – spesso sfamati a palazzo Spada, di nascosto, da Giovanna – continuano la loro vita miserabile. La piccola Francesca viene venduta da una losca coppia di abitanti del sottosuolo – che si sono spacciati per i suoi genitori – ad una carovana di saltimbanchi che sfruttano spietatamente la sua grottesca bruttezza.
Rosina contrae una malattia sconosciuta ed apprende di essere incinta.
Domenico viene arrestato e sua madre, rimasta sola, rischia di morire di stenti.
Michele il pittore, per aiutarli tutti, accetta di fare lo scaricatore al porto, rovinandosi le mani e rischiando di non poter mai più dipingere.
Bianca, che sembra essersi rassegnata all’idea del marito redivivo, cerca di avvelenare lentamente i due figli di primo letto del principe per accaparrarsi interamente il patrimonio degli Spada (non ha abbandonato, comunque, l’idea di far sopprimere il consorte).
Ma Giovanna sospetta qualcosa e quando i due bambini iniziano a manifestare sintomi inequivocabili, va a cercare tra i vicoli e nelle grotte Ondimaro il “mago”. Rintracciatolo dopo una ricerca drammaticamente estenuante, lo conduce segretamente a palazzo Spada. Ma l’uomo vi giunge in tempo per salvare soltanto la bambina.
Davanti all’ira ed alla disperazione di don Gennaro per la morte del figlio. Ondimaro rivela la sua identità. A parte i due uomini, soltanto Giovanna è presente.
La reazione di don Gennaro è però drammatica e sconvolgente. Egli aggredisce e scaccia il principe di Sangro. All’attonita Giovanna rivelerà poi che suo padre don Filippo si suicidò nel 1751 a causa del tradimento di Sangro che aveva consegnato a re Carlo III i nomi di tutti gli affiliati alla loggia massonica napoletana, tra i quali c’era appunto anche il suo.
Ora, di Sangro non è riuscito a salvargli il figlio, che portava lo stesso nome del nonno.
Giovanna, a stento, riesce a convincere don Gennaro di aver sempre ignorato, prima di allora, la vera identità di Ondimaro.
Un inciso storico: nella seconda metà del ‘700 – dopo il tradimento consumato verso i confratelli massoni – il principe Raimondo di Sangro visse una vita ritirata, consacrata, in un certo senso, alla scienza. Ora, per questa vicenda di fantasia possiamo attribuire al di Sangro una volontà di espiazione, di mortificazione nei panni del vagabondo Ondimaro (anagramma del nome Raimondo)oppure annettere a questo travestimento ed a questa identità fittizia la volontà di perseverare nei suoi terribili esperimenti di “medicina”, nel suo creare castrati per la propria melomania, nel tramare contro i molti nemici.
Sempre storicamente, sappiamo che i Gesuiti furono nemici di di Sangro, e quindi ecco per la fiction il personaggio di padre Ippolito, un prete che nasconde un passato inquieto, di temibile spadaccino ma anche di sicario.
Si sa che il principe di Sangro, per finanziare i lavori della cappella funebre di famiglia, si ridusse ad affittare a una bisca clandestina alcune stanze del proprio palazzo; da questo dato storico, si può inserire nella fiction il ruolo di Gaetano Paoli, un personaggio senza scrupoli della malavita napoletana.
Tornando alla vicenda di fantasia, appena don Gennaro ha lasciato la stanza dei figlioletti, dove la bambina va riprendendosi grazie all’antidoto somministratole da di Sangro ed il bambino giace senza vita, giunge fra’ Egidio che, raccoltosi in preghiera, annuncia che il piccolo Filippo non è morto. Dopo pochi istanti, infatti, il ragazzino torna miracolosamente a vivere.
Intanto, Veronica, la matrigna di Giovanna, ha ordinato al losco “detective” Vito Cerami di ritrovare ad ogni costo la fuggitiva.
Giovanna incontra un giovane uomo che l’avverte del pericolo e che sembra conoscere di lei molte cose. Si chiama Giuseppe, è ben vestito, gentile.
Giovanna lo incontrerà ancora, sempre all’improvviso, fino ad intuire che si tratta del fantasma dell’uomo cui era appartenuto il teschio, fatto collocare da Giovanna in terra consacrata e spesso raccomandato alle preghiere di fra’ Egidio.
Dopo molti altri avvenimenti qui non riportati per brevità e perché in parte non sono stati ancora del tutto sviluppati, Giovanna ripara a Marsiglia dove viene raggiunta da don Gennaro che ormai conosce la sua vera identità. Decideranno di partire insieme per l’America, lasciandosi alla spalle il passato.

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