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Pino Daniele e Napoli, un coro di felicità

Una cosa è certa, Pino Daniele canta ancora Napul´è mille culure, ventisette anni dopo averlo fatto la prima volta in questa stessa piazza del Plebiscito, simbolo dell´incrocio urbanistico borbonico-cattolico del ventre della città. È la realtà che ora è cambiata. Il sole, il mare, certo, ma il paesaggio è dominato dai colori cupi dell´immondizia e del degrado. [ad#ad-1]Ma i cantanti servono anche a questo: a far rinascere i colori, la voglia di riscatto tra le macerie. La più bella e celebrata canzone di Pino Daniele la cantano tutti insieme, come una languida “we´re the world” partenopea in questa serata dal sapore catartico per Napoli: il protagonista, il pubblico e poi Nino D´Angelo, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello e perfino Gigi D´Alessio fischiato dalla piazza (dove a un certo punto è apparso lo striscione, presto fatto levare, “ho pagato 25 euro per un camorrista”) fin dalla presentazione dal palco di Milly Carlucci, lì per la discutibile diretta su RaiUno (canzoni interrotte per gli ospiti, per leggere un comunicato del presidente Berlusconi, per la pubblicità…).
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Gli artisti sono sul palco tutti insieme – cosa insolita per l´ambiente musicale partenopeo, storicamente minato da invidie – per Napoli. Pino con la sua vecchia favolosa band, quella con James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso e Tullio De Piscopo a cantare Je so´ pazzo, Yes I know my way… e poi i musicisti che lo hanno accompagnato in trent´anni di canzoni. Nino D´Angelo divide il palco con D´Alessio, e soprattutto D´Alessio lo divide con Pino Daniele, dopo essersi mandati a quel paese per anni. «Che vuol dire essere diversi?», ha dichiarato Daniele «ho messo da parte il mio sessantottismo, e poi adesso per Napoli è il momento di mandare messaggi diversi. Gigi è uno che ha fatto la sua strada, in direzione pop, alla fine è come Eros Ramazzotti». Gigi D´Alessio è gongolante. Per lui è una vittoria sul campo, malgrado i sonori dissensi del pubblico: «Prima di tutto era Pino che parlava male di me, e io mi limitavo a reagire. Non avrei mai potuto dire che la sua musica non mi piaceva.
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Sarebbe stata una bugia. Poi quando ci si incontra cambia tutto, ci siamo divertiti a suonare insieme. Sì, lo so, su quel palco mi vedono come un intruso, sono come l´Aids, da evitare. Ma non m´importa. È un momento bellissimo». Dunque un idillio. Tanto da affidare proprio a D´Alessio la rogna della serata, ovvero la canzone ‘O scarrafone, con quel contestato verso: “questa lega è una vergogna”. «Intanto c´è stata anche la Lega del sud» ha scherzato Pino Daniele, «e poi io ho già dato. Ho perso la causa con Bossi è ho pagato 40.000 euro, quindi la faccio cantare a D´Alessio». Il quale conferma e si dice imbarazzato sul fatto di cantare quel verso: «Del resto la canzone è di Pino, non posso mica cambiarla. La responsabilità è sua».

Sorrisi e gentilezze, dunque, nonostante le critiche di Daniele al Comune di Napoli («e non a Bassolino», ha precisato) in riferimento agli spostamenti di sede del concerto. Una minuzia.
La piazza con i suoi 40mila entusiasti spettatori è bella, emozionante, tranquilla anche se le avvisaglie della mattina davano segnali diversi. Disoccupati organizzati, riuniti in varie sigle, avevano occupato il palco, bloccato una linea della metropolitana… È finita con dieci arresti, una trentina di denunce a piede libero. Ben ottomila spettatori hanno chiesto il rimborso del biglietto quando si è scoperto che il concerto era spostato a piazza Plebiscito dove di solito si va senza biglietto. E saggiamente l´organizzazione ha lasciato entrare a piccoli gruppi quelli rimasti fuori (almeno 10mila, oltre i 30mila paganti, compresi quelli che hanno versato 50 lattine per un ticket per la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata) per non avere vuoti imbarazzanti e nè problemi di ordine pubblico. La diretta Rai esigeva un certo decoro.[ad#ad-1]

fonte : repubblica.it

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