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Nino D'Angelo per i più poveri

UNO spettacolo in regalo per chi non può permettersi di pagare un biglietto e forse in teatro non ci ha mai messo piede. Ci hanno pensato il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e Nino D’Angelo, direttore artistico del Teatro Trianon e protagonista di Dangelocantabruni, in cartellone con successo proprio queste settimane. Domani 7 gennaio alle 17 andrà in scena solo per poveri e anziani, “perché la cultura è un privilegio e quando sei povero è la prima cosa che ti manca – dice D’Angelo – e per i vecchiarelli, che hanno avuto in Sergio Bruni (interprete fra i più celebri della canzone napoletana, al quale lo spettacolo è dedicato, ndr) la colonna sonora dei momenti belli della loro vita”.
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Quattrocentocinquanta i biglietti distribuiti, grazie alle associazioni di volontariato, a poveri e “nuovi poveri” delle famiglie napoletane sulla soglia dell’indigenza, invito esteso anche a 150 anziani e ai fedeli di Forcella, dove sorge il Trianon. “Il nostro è un teatro sociale – spiega D’Angelo – la sua storia è quella di un teatro del popolo, il costo del biglietto è sempre contenutissimo. Credo sia dovere di una società che vuol dirsi civile garantire la cultura anche ai più umili”.

D’Angelo ha trovato un efficace braccio destro nel cardinale. “Quello, secondo me, da ragazzino era uno scugnizzo – dice il cantante – gli piace troppo stare in mezzo alla strada, dove vai lo trovi. Certo, tutti quelli che hanno il suo compito dovrebbero farlo, ma non tutti lo fanno. Lui è così, è un uomo che si muove fra la gente. Ma dobbiamo ringraziare anche la Regione Campania – aggiunge – se ne parla spesso in termini negativi ma nel nostro caso ha dato un grande aiuto a mantenere in vita il Trianon, in un periodo di crisi come questo, nel quale la prima cosa che va all’aria sono i teatri”.
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L’iniziativa è un’espressione, per Nino D’Angelo, di impegno sociale particolarmente sentita, lui che da un’estrazione disagiata è riuscito a trovare una strada. “Sono fortunato perché ho conosciuto il desiderio. Oggi i giovani non sanno cosa sia. Oppure hanno desideri sbagliati. Certo, si fa anche qualche errore, ai nostri figli abbiamo dato troppo, perché noi non avevamo avuto niente. Invece dovrebbero conquistarsi le cose da soli”.

Il 24enne ucciso da un colpo di pistola a Capodanno, le vicissitudini dell’amministrazione locale, l’immagine restituita da Gomorra, di cui oggi ha parlato anche Fabio Cannavaro, sostenendo che “non giova all’Italia”. “Quanto accaduto a Capodanno – commenta D’Angelo – è vergognoso, è successo anche l’anno scorso, morì un ragazzo che conoscevo, non mi va nemmeno di parlarne, è orrendo”. Quanto a Gomorra, “ammiro Saviano per quel che ha fatto, per il coraggio ma, da napoletano, non mi stupisco, ha raccontato cose che sappiamo. Più che stupirsi, bisognerebbe intervenire. Se il tasso di disoccupazione continua a essere quello che è, i giovani continueranno a rivolgersi alla criminalità per avere soldi in tasca. Allora mi chiedo: c’è davvero qualcuno che vuole combattere la camorra?”.
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Napoli, osserva il cantante, “non vive un bel momento, anche se in 52 anni di vita non ricordo che ne abbia mai vissuto uno. Il lavoro che manca, le diseguaglianze sociali, lo Stato che non c’è… E’ una città dannata. Ma la responsabilità non è di un singolo. Dare la colpa alla politica ormai è un atteggiamento retorico. Non si sa più chi siamo e da che parte stiamo, è una fase di grande sbandamento ideologico. Dovremmo fare un esame di coscienza tutti noi napoletani e chiederci ‘che cosa ho fatto io, per la mia città?’. I napoletani possono cambiare Napoli. Se vogliono farlo. Poi, non ci si può lamentare se i giornali ne parlano solo in negativo. Siamo noi, che permettiamo di strumentalizzare la città. Napoli ormai serve solo quando fa male, non quando fa bene”.

fonte: larepubblica.it
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