Fare Teatro con una missione: salvare Santa Luciella

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La Chiesa di Santa Luciella ai Librai versa da anni in stato di semiabbandono, da pochi mesi l’Associazione Respiriamo Arte ha messo in piedi un coraggioso tentativo di recupero tramite esclusivamente donazioni popolari, senza fondi pubblici. Ma in maniera ancor più significativa, lo sta facendo utilizzando la cultura come “sponsor”. In questo il teatro può essere un mezzo potentissimo.  Il Demiurgo, già impegnato nella valorizzazione dei luoghi di Napoli tramite la narrazione teatrale, ha raccolto la sfida di questa splendida collaborazione.

A grande richiesta, dopo il successo ottenuto al debutto di gennaio, le due realtà riportano in scena “Paura del Buio”, l’opera prima di Daniele Acerra, collaboratore storico della società di produzione. Lo spettacolo sarà replicato nella Basilica inferiore dei Santi Severino e Sossio, nei pressi di largo San Marcellino, il 28 e 29 Aprile, nel complesso che ospitava l’archivio storico.  Una opportunità unica per visitare un luogo riaperto da pochi mesi a questo tipo di manifestazioni.

Una parte dell’incasso verrà utilizzato per sostenere il crowfounding che la stessa associazione sta mettendo in atto per il restauro di Santa Luciella, un gioiellino di enorme importanza storica e culturale nel cuore di Napoli che contiene un formidabile esempio della storia del culto dei morti napoletano: un teschio con le orecchie.

“Quando ho avuto modo di conoscere i ragazzi di Respiriamo Arte – anticipa Acerra – mi hanno trasmesso subito la passione per la riscoperta dell’arte nascosta nel centro storico di Napoli, ma il fato ha anche voluto che questa opera vedesse la luce proprio per aiutare Santa Luciella, luogo in cui è ambientata una parte della storia. Dal punto di vista teatrale – prosegue l’autore e regista – il nostro obbiettivo è quello di raccontare le paure e le contrapposizioni della seconda guerra mondiale e di farlo con la voce di chi la guerra crede di averla già superata. Perché durante un conflitto tutto è ribaltato, quello che era incomprensibile fino a pochi mesi prima adesso non lo è più. Questo porta a compiere azioni che nessuno aveva mai immaginato di poter fare, le azioni lasciano segni che non vanno via con la fine delle armi, diventano fantasmi che le vittime si portano dietro. E se appaiono i fantasmi, allora tutti abbiamo paura di spegnere la luce.”

L’opera si sviluppa negli ultimi mesi del 1943, un anno spietato per la città di Napoli e per i suoi abitanti. I bombardamenti alleati e poi l’occupazione tedesca hanno lasciato un segno duro ma la rabbia e l’orgoglio sono esplosi durante le Quattro Giornate, uno degli esempi più forti di resistenza al Nazismo in Europa. Sei sfollati si sono ritrovati in un rifugio immenso, una chiesa abbandonata. Come mai sono solo in sei in un posto così grande? Lo scopriranno a loro spese e, come se non bastasse, l’arrivo di un ospite inatteso sarà la scintilla che darà il via ad un rito personale. Un esorcismo da compiere ognuno su se stesso, tentando di chiudere la pagina dolorosa che ha appena vissuto. E chi non vi riuscirà sarà inevitabilmente condannato alla follia. Con esattezza storica, si prova a raccontare una realtà ormai lontana da Napoli ma che si ripete uguale dovunque le vite vengano frustate da un conflitto.

Oltre al regista e autore, a comporre il cast le attrici provenienti dall’Accademia del Teatro Bellini Daria D’Amore, Chiara di Bernardo e Giovanna Landolfi e i veterani del Demiurgo Ferdinando Nappi e Franco Nappi, fondatore della compagnia. Come aiuto regia la preziosa collaborazione di Francesca Borriero, attrice già nota nel panorama napoletano.

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